Canto antico VIII

Mentre Giuditta saliva avanti a lui la mulattiera scivolosa per la pioggia, Camillo si sorprese a ripensare al giorno del loro matrimonio, quando percorrendo quella stessa strada aveva sentito dietro di sé il respiro lieve di lei. Sorrise, ammettendo che da quel giorno in avanti era stata sempre Giuditta ad aprire la strada,  a precederlo con quella sua andatura quieta e rassicurante.  Un lampo interruppe i suoi pensieri, accendendo di una luce rossastra le foglie degli alberi che grondavano acqua dai rami affacciati sulla mulattiera e Camillo vide affiorare dal folto del bosco la casa di Gustin. Nel fragore del tuono il cane di Gustin arrivò ringhiando, con quell’andatura stramba che lo faceva sembrare ancora cucciolo. Si fermò sul ciglio della mulattiera e si zittì, come seguendo un comando inudibile. Di lì a pochi secondi le felci del sottobosco si piegarono sotto i passi pesanti del  bracconiere e Camillo e Giuditta furono costretti a fermarsi. Salutarono l’uomo con poche parole smorzate dalla pioggia battente e dalla salita, badando a non lasciarsi sfuggire la pena che avevano nel cuore e che rendeva quella sosta forzata simile a un calvario.  “Ora ci chiederà di andare a riparaci in casa sua” pensava Giuditta con un moto di repulsione ” Fa’ che non ce lo chieda…fa’ che ci lasci andare…” e  stringeva il piccolo rosario nella mano che reggeva la cerata,  lo teneva con forza, come se fosse stato il corrimano cui aggrapparsi per non cedere allo sconforto e alla disperazione, per continuare a cercare Nicola e ritrovarlo.

Al cadere delle prime gocce di pioggia Nicola si era fermato e si era reso conto di aver camminato per tutto il tempo.  Brusco si era allontanato quasi subito, lasciandolo da solo, ma il ragazzino non aveva esitato, aveva anzi aumentato leggermente l’andatura, imprimendo al suo passo una fierezza buona, una fierezza da partigiano. Nicola sapeva tutto dei partigiani, anche se la guerra era finita e non li vedeva più passare davanti alla sua casa: uomini grandi come i castagni su cui era solito arrampicarsi, il moschetto al fianco, marciavano in silenzio in un tintinnio di borracce e cinturoni e quando lui correva fuori per guardarli da vicino tutti alzavano un braccio in segno di saluto, senza voltarsi, consapevoli che ad uno sguardo quel bambino minuto, quasi gracile, li avrebbe seguiti.

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10 thoughts on “Canto antico VIII

  1. particolari queste tre andature incamminate lungo i sentieri della vita (Giuditta, il cane e il ragazzino), ognuna capace di comunicare passo passo. ma l’immagine che arriva più potente è quella del rosario tra le dita, usato come “corrimano” (bellissima).

  2. “e stringeva il piccolo rosario nella mano che reggeva la cerata, lo teneva con forza, come se fosse stato il corrimano cui aggrapparsi”
    Che bello è stato scoprirti!
    Torno.
    Grazie.
    🙂
    gb

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