Canto antico VI

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Camillo varcò la soglia del seccatoio e andò ad appoggiare la gallina per terra, vicino ad un pentolone pieno d’acqua bollente. La giovane donna seduta accanto al fuoco gli rivolse un sorriso distratto e con le mani ancora coperte di minuscole piume avvicinò la gallina che aveva appena spennato alla fiamma viva. Dopo averla fiammeggiata con cura la adagiò sul ripiano di marmo del tavolo, accanto a un’altra preparata in precedenza, quindi agguantò quella appena arrivata e la immerse nel pentolone fumante. All’odore di bruciato che ancora aleggiava per la stanza se ne aggiunse un altro, più soffocante, che saliva dal pentolone a mano a mano che la giovane vi  tuffava la gallina, prima tenendola per la testa e poi per le zampe; quando fu bene inzuppata cominciò a staccarne le piume con movimenti rapidi e sicuri, a capo chino, in modo che il fazzoletto a fiori che portava in testa nascondesse quasi del tutto il suo viso. Camillo non la conosceva, neppure di vista, ma non si era stupito quando un paio d’ore prima, entrando nel seccatoio con le altre due galline, l’aveva vista versare acqua nel pentolone annerito appeso alla catena del focolare. Del resto già alle prime luci dell’alba la casa si era riempita di donne che non aveva mai visto prima, ne aveva contate almeno una decina mescolate alle sue sorelle e alle cognate, che andavano e venivano indaffarate e silenziose, bisbigliando frasi incomprensibili e scambiandosi occhiate eloquenti ogni volta che lui veniva a trovarsi inavvertitamente sul loro cammino. Era come se avessero tracciato per casa un sentiero invisibile, una creuza riservata alle donne che portava fino alla porta di Giuditta; più volte aveva cercato di avvicinarsi alla soglia per stare in qualche modo vicino alla sua sposa, ma alla fine aveva dovuto arrendersi a quell’esercito silenzioso e solerte e soprattutto al suo generale: l’instancabile e autoritaria levatrice. Camillo ricambiò il sorriso della giovane con un accenno di saluto e si diresse verso l’apertura nella parete di fondo, che immetteva nel locale del forno; sua cugina Liliana si era offerta di occuparsene e Camillo non poté trattenere un sorriso quando se la trovò davanti, le maniche del vestito arrotolate fino alle ascelle e i fianchi ben piantati, che infilava legna di erica nella bocca spalancata del forno; metteva un tale impeto nei gesti, con quelle sue mani forti e le braccia muscolose, che più che un forno sembrava alimentasse una bestia feroce e la fiamma in effetti ruggiva, sotto la volta di mattoni anneriti, e faceva cambiare loro colore a mano a mano che la temperatura saliva – Ormai sono bianchi – soffiò la Liliana, fra le labbra asciugate dal calore che gremiva la minuscola stanza – Vai ad avvisare in cucina che il forno è pronto – aggiunse, rincorrendo col dorso della mano il sudore che le colava generoso lungo le tempie. Camillo uscì di corsa dal seccatoio e oltrepassò la soglia di casa tendendo l’orecchio in direzione della camera dov’era la sua sposa. Il silenzio era quasi assoluto, appena increspato da un ronzio  fatto di passi strascicati e di ordini sussurrati. In cucina le donne erano intente a preparare il pranzo e a Camillo sembrò davvero strana la scena che gli si aprì davanti: impastavano sfoglie, mescolavano, tritavano, giravano intingoli nelle casseruole stipate sulla piastra rovente della grande stufa, con un continuo frusciare di gonne, di passi accennati, di inchini e giravolte  e tutto  avveniva in un silenzio irreale:  sembrava di essere in mezzo a una festa da ballo, ma ospiti sordi, incapaci di sentire la musica che guidava tutto quel movimento. Improvvisamente la voce possente della Tiana risuonò nella casa come una fucilata: – Maschio! – sciogliendo, come fosse stato un voto, il silenzio che fino a quel momento era stato portato con cura di stanza in stanza. Camillo sentì l’emozione salire violenta dalla bocca dello stomaco fino ai capelli, poi vide ogni cosa in cucina farsi di un azzurro sempre più intenso, anche il viso di sua sorella Giulia, che non smetteva di ripetere  il suo nome mentre lui, appoggiato alla parete della cucina, scivolava lentamente fino a terra prima di perdere i sensi.