Sestri Levante

Sestri Levante, ore tre del pomeriggio. Sestri è bella in autunno, anche se piove.  Fermo sotto il portico di Santa Maria di Nazareth, Enrico guarda l’orologio anche se non serve: il campanile ha appena lanciato tre rintocchi verso il cielo plumbeo, spaccato qua e là da crepe azzurre. La piazza davanti alla chiesa è quasi deserta – Meglio – pensa Enrico sorridendo – così sarà più facile vederla arrivare – Il ritmo frenetico della suoneria lo separa dai suoi pensieri, il display illuminato dice ” Martina”. Ad Enrico trema la voce, mentre risponde :- Ciao…- e ride nervosamente perchè non sa cosa dire – Ciao Enrico, sei sorpreso? – Enrico respira profondamente, fissando con insistenza le pietre squadrate del pavé – Beh, sì…pensavo di vederti arrivare…non di sentirti al telefono. Qualche problema? – Martina sorride, Enrico lo sente perfettamente, sente un – No – uscire dalle labbra sorridenti di lei. L’emozione per quell’incontro si sfa, all’improvviso: Enrico appoggia le spalle ad una delle colonne del porticato, è stanco e confuso, deluso. – Stai bene Marti? – dice piano e la leggera preoccupazione nella sua voce non riesce a trovare un nascondiglio  nel silenzio della piazza  – Sì, sto bene, sono un po’ stanca, ma va tutto bene – Enrico cerca di frenare il torrente di domande che preme per uscirgli dalla bocca, non vuole essere insistente, non vuole sembrarle apprensivo o peggio. Cerca disperatamente qualcosa da dire, qualcosa che non abbia niente a che fare con quell’appuntamento, con Sestri, con loro due, ma non è facile, soprattutto per lui che è sempre stato un disastro con le parole  – Ti ho telefonato… – comincia Martina, con la solita risolutezza nella voce – perché vorrei farti una domanda. Seria. – Non piove più. Enrico si stacca dalla colonna e si avvia verso la spiaggia quieta, distesa oltre la striscia di case alla sua destra. La Baia del Silenzio, pensa Enrico e sorride fra sè  – Sono qui, puoi farmi tutte le domande che vuoi – replica e la sua voce risuona incredibilmente calma nello stretto carrugio. Respira ancora profondamente mentre svolta sulla piazzetta dei pescatori e si siede sul muretto coperto di sabbia:- Dimmi…-  C’è un silenzio irreale, intorno e al telefono :- Marti, ci sei? – Martina ride piano, con quella dolcezza che lui conosce bene – Sì, sono qui. Enrico, perché ci siamo dati questo appuntamento? – Enrico tira fuori dalla tasca della giacca le sigarette e ne accende una. Non sa cosa risponderle; ne hanno parlato mille volte, ed ogni volta una ragione in più ha reso inevitabile quell’incontro. Adesso però, sospesi su quell’istante mancato, Enrico non sa più niente. – Voglio vederti – dice con tono pacato  – Perché? –  Enrico guarda verso il mare: è calmo, come sempre in quella piccola baia. Le barche sono tutte dentro la rada, al riparo della diga di scogli che si unisce alla spiaggia dalla parte della secca. Perché. Perchè ci si incontra Marti? Perchè si sogna? – Non lo so – risponde e lo dice d’un fiato, quasi senza volerlo. Martina non dice niente, respira piano  – E tu?-  incalza Enrico, mescolando fumo azzurro alle parole  – Neppure io –  Enrico sorride, poi ride, sempre più forte e non riesce a smettere – Cosa ci trovi di divertente… – protesta Martina, ma dopo un istante ride anche lei  – Sei bella… – Enrico prosegue senza più alcuna incertezza :- Né tu né io lo sappiamo. Non credi sia la condizione perfetta per farlo? Dovunque stiamo andando, lo stiamo facendo insieme. – Martina ride ancora, serena adesso – Allora sei daccordo Marti, lo facciamo? – Martina dice sì senza smettere di ridere, è il sì più bello che Enrico abbia mai ascoltato – Quando?- chiede con una nota di apprensione nella voce – Voltati – dice Martina, seria – sono dietro di te -.