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Cosa ci porta a ricordare, a rassettare, riorganizzare la memoria come fosse una casa, o un archivio? Il bisogno di appartenere a qualcosa che sia così complesso, così sfaccettato da contenere in sé e richiamare all’occorrenza del presente tutte le voci, tutte le parti di cui è fatto un essere umano. La memoria ha questa capacità. È fatta di nomi, date, ore e minuti, facce, parole, suoni, emozioni. È ciò che ci riveste da quando veniamo al mondo; subito sopra la nostra pelle c’è lei. Cambiamo abiti, taglia e stile di questi, ma la memoria no; la memoria muta insieme a noi, al nostro corpo intero, membra, mente ed anima e ci segue e ci somiglia, se la portiamo con cura e con gioia, così tanto che alla fine diventiamo noi il suo supporto, il suo veicolo. È fondamentale la memoria. Ieri pomeriggio attraversando la piazza, mi sono fermata sotto gli alberi scossi dal vento e ho lasciato che gli occhi percorressero tutta l’ampiezza di quello spazio così importante per il paese. Una strana sensazione mi ha assalita, la percezione di una mancanza, di un’assenza. Chi era con me mi ha chiesto con malcelata impazienza:- Cosa guardi?- Ho risposto bisbigliando un “Niente”, ed era la risposta più calzante. Niente. Vivo in un Paese che ancora, grazie a Dio, reca sui libri di Storia la sua storia recente, che regola la vita dei suoi cittadini sulle pagine splendide di una Costituzione chiara, nobile, altissima come le intenzioni di chi la concepì…una Repubblica dichiaratamente antifascista per costituzione e Costituzione. Attraverso la piazza, il cuore di questo agglomerato di anime e traffico e mi dico ” fra pochi giorni sarà il 25 di aprile, il 25 Aprile” , la commemorazione della rinascita del mio Paese, della ricostruzione di questa piazza e delle persone che l’hanno attraversata. Una festa importante, un compleanno incendiato di candeline luminose, una per ogni anno di libertà, una per ogni passo avanti della società, una bellissima festa. Quando ero una bambina, sulle spalle di mio padre, le strade erano tappezzate di nastrini tricolore, di piccoli manifesti che inneggiavano alla gioia, al ricordo, al coraggio e all’audacia della speranza. Ho del 25 Aprile un ricordo caloroso, come un abbraccio di sguardi felici e complici  e di grida altissime di esultanza e di musica, assaporati sulle spalle di mio padre, saldamente sostenuta in alto  per poter guardare, per poter vedere. E ho visto. E vedo. Sul palo del lampione dondola al vento furioso di questo capriccioso aprile un manifesto incollato su un supporto di cartone. È legato con uno spago e il vento lo fa vibrare senza posa. Reca gli orari e i luoghi delle celebrazioni del 25 Aprile 2012, mi fermo e li leggo, lentamente. A quest’ora è d’obbligo l’andatura indaffarata, la fretta così tipica dei nostri giorni, che conduce quasi sempre a qualcosa per cui, potendo, non alzeremmo un dito. Per questo mi soffermo un po’ di più e così facendo spezzo il piccolo gruppo di mamme che percorre la mia stessa strada dopo aver ripreso i bimbi all’uscita di scuola. Sono abiutate ad una certa andatura, costante nel corso dei giorni e non si fermano accanto a me, solo una fra loro mi guarda incerta, pur continuando la sua forzata corsa. Per questo mi soffermo ancora. Finchè mia figlia, accanto a me mi chiede:- Perchè ti fermi? Cosa stai leggendo?- e così facendo alza la testa  e legge a sua volta. Mio padre, che rivedrò probabilmente domenica prossima a pranzo, non mi disse mai, finché potè alzarmi sulle sue spalle, cosa stessi guardando e perchè.  I suoi ricordi e quelli di mia madre li ho scoperti molto dopo e in giorni così diversi, in pomeriggi di noia balneare o nottate di temporali e lutti. Mio padre non mi disse mai cosa rappresentasse l’allegria che scoppiava intorno a noi e che aveva la sacralità di qualcosa di guadagnato con fatica e dolore e perciò santo. Si limitava a prendermi sulle spalle, sollevandomi in alto, perchè io potessi fare anche di più che alzare la testa, perchè io potessi guardare e vedere, perchè io potessi sentirmi in un lassù ideale, insieme al senso profondo e bello di questo giorno.

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6 thoughts on “4

  1. Già quanto si potrebbe raccontare, quanto ancora ascoltare da quelle persone che hanno creduto a quel sogno. Ma qualcosa si è rotto, l’entusiasmo di allora si riduce in un giorno di festa come altri. Ricordare e riproporre per aiutare i giovani a capire.

    • Sì…un giorno, lei dice il vero.Però credo che questo giorno, forse anche soprattutto perchè unico nell’arco dell’anno, lasci molto a chi vuole ascoltare. Per me il messaggio del 25 Aprile non è solo quello di dare il giusto peso alla memoria, di non dimenticare. Il 25 Aprile è una fonte inesauribile di suggerimenti, di insegnamenti, anche molto piccoli, ma ugualmente preziosi. Le dico questo senza presunzione, ma come mia esperienza personale. Se io parlassi a mia figlia, in questo giorno così emblematico, solo dei giovani che hanno creduto, del coraggio, dei sentimenti puri generati da quei mesi così sporchi di guerra e di violenza, mia figlia non capirebbe. Ha dieci anni, è proiettata in un futuro che sento già indecifrabile per me e verso cui
      l’accompagno con qualche difficoltà. Se io le parlassi solo di quello mia figlia penserebbe a qualcosa importante per me…qualcosa da tenere presente per far piacere a me. Ma io le parlo della libertà, e della pace. Camminiamo per strada ed anche qui, in questo paesino apparentemente innocuo vediamo spesso atti di razzismo sottile e vigliacco e discriminazioni che spesso toccano i suoi amici che vengono da altre parti dell’Atlante Geografico. Io le parlo della Libertà, del rispetto per gli altri uomini e le racconto di quando è toccato a noi, europei, bianchi, italiani, spesso appena nati e innocenti. Paragono le vittime di allora a quelle di oggi, perché non è necessario che un atto di sopraffazione arrivi all’omicidio per essere feroce. E lei capisce e si accalora, fa confronti e mi dice:- Mamma, come vorrei aver aiutato anch’ìo i partigiani!-, perchè sono eroi e gli eroi sono belli. Ma poi torna nella sua dimensione di bambina diversa da com’era prima, più attenta e si espone, e protesta se un amico viene discriminato. Io ringrazio per il ritorno di questo giorno ogni anno…so che se non tornasse, io, prorpio io, potrei davvero correre il rischio di dimenticare di insegnare a vivere in pace a chi viene dopo di me.
      Grazie per le sue parole e perdoni la passione e la lunghezza della mia risposta. Un caro saluto

  2. libertà… questo è il messaggio che mi è sempre arrivato fin da bambino di questa giornata, prima ancora di capire cosa si festeggiasse realmente. Un giorno che legherò sempre alla mia infanzia. In quel giorno il mondo era perfetto…

  3. “perchè io potessi fare anche di più che alzare la testa, perchè io potessi guardare e vedere, perchè io potessi sentirmi in un lassù ideale, insieme al senso profondo e bello di questo giorno.”
    Oh, che bello è leggerti e… cogliere quello di cui tu parli, un qualcosa di così importante, la libertà.
    Grazie.
    🙂
    gb

    “Ma io le parlo della libertà, e della pace.”
    Continua a farlo. Oh sì.

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