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Se avessimo avuto più tempo, Luigi ed io, avremmo certo superato il labile confine dei nostri sorrisi mattutini e ci saremmo fermati a parlare. Io avrei di certo preso l’iniziativa, mossa dalla curiosità di conoscere qualcosa di più di quell’uomo silenzioso e dall’aspetto dolce e autoritario insieme, che ho incontrato ogni giorno per un tempo che potrebbe essere definito lunghissimo, se fosse misurato in termini di partecipazione, di scambio. Ci saremmo fermati, magari proprio dove inizia la discesa che porta in San Michele, e avrei saputo chi era. Avrei avuto così la possibilità, in questi giorni che precedono il 25 Aprile, di dividere i miei pensieri, le mie considerazioni molto sofferte ma molto inconsapevoli tutto sommato, con qualcuno che invece aveva contribuito concretamente a cambiare in lettere maiuscole questo giorno sul calendario. Avremmo forse cominciato con mezze parole, accenni timidi a cose immense, indicibili quasi se pronunciate sul ciglio di una strada: memoria, commozione, appartenenza. Poi immagino che Luigi avrebbe aperto, spalncato la porta dei suoi ricordi, cominciando a raccontare, schermando la voglia di farlo con piccole premesse deboli:- Eh…lei non saprà di cosa parlo, ma io in quel periodo ero un ragazzo appena, eppure…. A quel punto gli avrei consegnato, in poche frasi, tutta la mia comprensione e la mia assoluta certezza che sarei stata una di loro, se fossi nata in tempo per condividere le loro idee in modo pratico, reale. Avrei visto i suoi occhi brillare della stessa passione dei suoi giovani anni e non ci saremmo soffermati in sterili e assurde analisi circa l’importanza di celebrare ancora e sempre la Liberazione o meno, circa il significato di questa data. Avremmo parlato di vita, parlando di morte e dell’importanza etica, morale, profonda di piangere e ricordare i propri caduti in santissima pace, come si fa quando qualcuno caro ci lascia e si è sereni almeno nel sapere con certezza che nessuno verrà a piangere altri defunti al capezzale di chi ci ha lasciato. Gli avrei chiesto come vive, in questi anni in particolare, così privi di logica, così poveri di passione e di amore per la Verità, un uomo che ha imbracciato il fucile per dare alla stessa una possibilità e mi piace pensare che mi avrebbe risposto senza esitare, ritrovando, ben custodita, la scintilla che fece di lui e di un’intera generazione il mezzo per raggiungere e consolidare una possibile democrazia. Poi ci saremmo salutati come due amici veri e incontrandoci nei giorni a seguire avremmo aggiunto ai nostri sorrisi una parola, un saluto, consapevoli che le voci potevano capirsi e incontrarsi, perchè figlie della stessa madrelingua. Non abbiamo avuto il tempo, eppure ci siamo detti molto. Ho davanti agli occhi, soprattutto in questi giorni, la sua figura sottile e le sue spalle di ragazzo, un po’ curve più per una certa grazia maschile che per gli anni vissuti. E il suo sguardo pulito e orgoglioso, ardente e discreto, come i suoi ricordi. In fondo forse è questo che conta: non tirarsi indietro e scrivere di propria mano la propria storia. Farlo cambia tutto di noi, ci modella, ci ridisegna, per tutto il nostro tempo e ci concede il grande privilegio di essere noi stessi memoria, semplicemente vivendo.

 

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