Cominciare a scrivere

Ora.

Dita sui tasti, luce giusta che entra generosa dalla finestra, amplificata dalla pesante tenda gialla, mi metto a scrivere. Di cosa? Di me? Dei miei attuali motivi di confusione e di certezza? Di felicità e infelicità? D’amore? Penso moltissimo a queste cose in questi giorni, eppure scriverne mi sembra un’impresa quasi impossibile. Mi mancano le parole per cominciare. Eppure voglio. Cominciare a scrivere. Scrivo di questa stanza. Ha le pareti gialline, una grande finestra quasi sempre spalancata, una pesante tenda gialla a creare una quinta; un divano giallo, un divano blu, un tappeto e una libreria. Un televisore vecchio modello, un pc sicuramente coevo, un’altra piccola libreria pensile, di legno scuro. Sotto la finestra scorre un piccolo ruscello, spesso in secca ma non quest’anno. Talvolta i germani reali lo risalgono in furibonde rincorse amorose, cantando a squarciagola. Oltre il ruscello c’è uno spiazzo, quello che resta di un orto, ora asfaltato e ridotto a parcheggio pubblico. Una macchia di querce non troppo in salute ne delinea il contorno dal lato del ruscello. Davanti alla finestra c’è un tavolo, lungo. Mi piace sedermi lì, accanto ai vetri, e guardare fuori. Sotto la macchia di querce una comitiva di arzilli anziani trascorre i pomeriggi godendo il tempo che passa. A guardarli dal mio posto sembrano dipinti; stanno pressochè immobili, seduti su due vecchie panchine con le spalle rivolte verso di me; solo un leggero brusio, pacato, rivela che sono reali.

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